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Come
arrivarci
Planimetria
INDICE
Abbigliamento
Addobbo degli animali
Alimentazione dagli animali
Bachicoltura
Camera da letto
Cucina
Fienagione
Filatura
Illuminazione
Lavorazione del latte
Lavorazione della terra
Maiscoltura
Mezzi di locomozione
Oggetti per l'infanzia
Pesi e misure
Tessitura
Vitivinicoltura
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Abbigliamento
I
vestiti dell'intera famiglia contadina, prodotti in canapa, lana o
lino, venivano quasi sempre confezionati in casa. Dagli abiti per
la festa a quelli da lavoro fino alla biancheria intima,
tutto veniva realizzato localmente e spesso riusato o adattato alle
esigenze del momento. Anche le calzature erano fabbricate all'interno
del nucleo famigliare. Quelle di stoffa dalle donne; quelle di legno
dagli uomini. Gli zoccoli in legno erano scavati in un unico pezzo
e per alcune tipologie potevano avere una tomaia di cuoio ed essere
muniti di lacci. Le calzature di stoffa venivano ricavate con gli
abiti dismessi ed erano spesso ricamate con motivi floreali molto
colorati.
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Addobbo
degli animali
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animali, che per millenni hanno aiutato il contadino nel lavoro dei
campi e nella vita quotidiana, venivano tenuti legati agli attrezzi
e soggiogati attraverso appositi finimenti. La mucca, quando si trovava
in stalla, era trattenuta alla mangiatoia tramite una catena che passava
attorno al collo; quando usciva dalla stalla veniva legata con una
corda che passava attorno al muso ed al collo; quando si trovava all'alpeggio
era munita di un collare di legno fornito di campanaccio. Per il cavallo
venivano usati finimenti da tiro che comprendevano la briglia con
il morso, il sottocollare, il collare, il
sopraschiena, il sottopancia, le redini e le tirelle. Il bue, quando
trainava il carro, era munito di un giogo, collegato alle stanghe
del mezzo, e di un capestro, agganciato attorno alle corna ed al timone
per rallentare il carro nelle discese pericolose. La maggior parte
di questi animali erano forniti di ferri sotto gli zoccoli che consentivano
di adattare la loro andatura alle condizioni del terreno.
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Alimentazione
dagli animali
Il
contadino ha sempre avuto uno stretto legame con gli animali che ha
utilizzato sia per l'allevamento, sia come ausilio per il lavoro dei
campi. Per fare fronte alle esigenze alimentari della famiglia si
ricorreva all'uccisione di animali da cortile come i polli, i conigli,
le oche, i tacchini o di animali di grossa taglia come il maiale e
la mucca. Oltre all'allevamento, potevano divenire fonte di alimentazione
anche gli animali selvatici, catturati attraverso la disseminazione
sul territorio di trappole e di tagliole o uccisi in battute di caccia
svolte con l'ausilio di cani appositamente addestrati. Nell'area del
Friuli era inoltre diffusa la pratica dell'uccellagione ed a tale
proposito venivano utilizzate varie tecniche. Le principali erano
basate sull'uso di richiami vivi oppure sulla costruzione del roccolo,
formato da una schiera di alberi posti in cerchio tra i quali venivano
tese le reti di cattura.
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Bachicoltura
L'allevamento
del baco da seta si svolgeva da aprile a giugno ed in tale periodo
il contadino raccoglieva, trinciava e dava in pasto alle larve le
foglie di gelso, nutrimento essenziale per la loro crescita. Il contadino
doveva anche mantenere costante la temperatura delle stanze nelle
quali si trovavano i bachi, evitando che il troppo caldo o il troppo
freddo potesse farli ammalare. I bachi venivano collocati su dei graticci,
costruiti con rami secchi e fili di ferro intrecciati. Sul graticcio
venivano adagiati dei festoni di paglia, chiamati "ricci",
che componevano, nel loro insieme, il "bosco", nel quale
i bachi trovavano l'ambiente ideale per filare il bozzolo. Il bozzolo
è composto da una bava coagulata emessa dal baco attraverso
un apparato secretore. Prima che la metamorfosi del baco all'interno
del bozzolo si completasse, passando dallo stadio di crisalide a quello
di farfalla, si provvedeva alla raccolta dei bozzoli e si procedeva
alla loro pulitura con un attrezzo munito di verghe di ferro che,
girando,
tratteneva la spellaia, filata a parte come la lana. I bozzoli erano
così pronti per l'essiccatoio dove venivano trattati entro
forni ad aria calda allo scopo di prepararli per la filanda. Qui erano
immersi in vasche d'acqua calda per dipanare la parte serica del bozzolo
ed isolare il filamento, lungo da 500 a 1200 metri, necessario per
creare il filo di seta.
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Camera da letto
La
camera da letto è, assieme alla cucina, il luogo nel quale si
ritrovano gli aspetti più significativi per descrivere la vita
quotidiana della famiglia contadina. Prendendo in esame le poche suppellettili
ed il mobilio che costituivano questo ambiente, si possono enucleare
gli elementi che ne hanno caratterizzato lo sviluppo nel tempo. Innanzitutto
vi era il letto; costituito da due assi e da due cavalietti, sopra i
quali veniva sistemato un saccone ripieno di foglie secche di granoturco,
che fungeva da materasso. Vi erano inoltre lo scaldaletto, costruito
in legno con delle stecche arcuate contenente
all'interno un pentolino con le braci; la cassapanca, che veniva portata
dalla sposa assieme alla dote e che conteneva i vestiti e la tela di
canapa o di lino necessaria per le esigenze della famiglia; il lavandino,
che veniva costruito in ferro o in legno e che conteneva nella parte
inferiore la brocca dell'acqua e nella parte superiore il catino.
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Cucina
La
cucina era il cuore della casa, il luogo in cui la famiglia contadina
si ritrovava, riunendosi attorno al focolare per consumare i pasti.
La diversità di abitudini alimentari, di suppellettili e di mobilio,
specifici per le varie aree geografiche del Friuli, si riflettono sulla
definizione dell'ambiente domestico ed in particolare della cucina.
L'elemento più significativo della cucina era rappresentato dal
focolare, che era composto, nei suoi elementi fondamentali, da un'apertura
per fare uscire il fumo e da una serie di pietre che trattenevano le
braci e la cenere. Tra tali pietre venivano posti gli alari: aste verticali
munite di bràcci uniti da una catena sui cui anelli venivano
appesi i contenitori per cucinare. Vicino agli alari o appoggiati alla
pietra del focolare si trovavano vari utensili per alimentare
il fuoco e per attizzare le braci. Attorno al focolare veniva generalmente
costruita una panca che spesso serviva oltre che per sedersi, anche
come luogo del desinare. Tra gli altri oggetti della cucina vi erano
vari tipi di secchi in rame per il trasporto e la conservazione dell'acqua,
il paiolo per cucinare la polenta, diversi tipi di tostasementi, il
pestasale, le lampade ad olio, mestoli e pentolarne vario.
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Fienagione
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raccolta e la lavorazione del fieno assumeva caratteristiche diverse
secondo l'area geografica in cui veniva praticata. Questa attività
richiedeva l'uso di attrezzi come falci, falcetti, rastrelli e di strumenti
accessori, come la cote, usata per affilare i diversi tipi di ferro
da taglio. Nelle zone di pianura il trasporto dell'erba tagliata verso
il fienile richiedeva l'impiego di un carro agricolo trainato da animali.
In collina ed in montagna, per i luoghi che non erano raggiungibili
con il carro, si utilizzavano le slitte che, secondo il tipo di terreno
e di situazione climatica, potevano anche essere munite
di ruote fisse o mobili. Dove infine non era possibile usare la slitta,
il trasporto del fieno doveva essere svolto utilizzando gerle di varie
forme e dimensioni, da adattare alle spalle del contadino, oppure cestoni
di vimini, muniti di foro centrale, da appoggiare sulla testa con la
restante parte del carico sostenuta dalle spalle.
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Filatura
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filatura, assieme alla fase di tessitura, rappresenta una delle più
importanti attività che hanno caratterizzato la vita economica
della società contadina. Le materie prime per la realizzazione
dei filati si possono distinguere in prodotti di origine animale,
come la seta e la lana; ed in prodotti di origine vegetale, come la
canapa ed il lino. Gli attrezzi per la filatura hanno radici antiche
e consentivano di ottenere diversi tipi di filati secondo la fibra
impiegata e l'uso richiesto. I due principali strumenti di lavoro
sono la rocca, costituita da un'asta con un'estremità ingrossata
attorno alla quale si avvolgeva il materiale per filare; ed il fuso,
oggetto assottigliato alle
estremità ed ispessito nel mezzo che, fatto ruotare su se stesso,
provocava la torsione e l'avvolgimento del filo. Il prodotto così
ottenuto veniva trasportato sull'aspo dove veniva dipanato ed avvolto
in matassa. Nell'ultima fase di lavorazione il filo passava sull'arcolaio
per essere avvolto in gomitolo.
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Illuminazione
I
più diffusi modi di illuminazione erano un tempo costituiti dalle
candele, spesso preparate in casa con sego o cera, e dalle lucerne a
grasso o ad olio. Per reggere le prime venivano adoperati i candelieri
di ottone, rame, bronzo, ferro battuto, mentre le lucerne potevano essere
formate sia da semplici coppe aperte, di terracotta, con una sporgenza
contenente una sottile treccia di cotone, sia da una vaschetta con manico,
in ottone o ceramica, con beccuccio forato nel quale era infilato il
lucignolo che assorbiva lentamente l'olio mantenendo accesa la fiamma.
Le lampade ad olio o a petrolio erano formate da un tubo di vetro, rigonfio
nella parte inferiore, che serviva per aumentare la luminosità
e proteggere la fiamma dall'aria ed erano munite di una manopolina con
dischetto dentato per regolare l'intensità della fiamma. Per
muoversi all'aperto,
per spostarsi lungo le strade, come fanale per carrozze e carri veniva
usata la lanterna, che era sempre munita sulla sommità di un
anello che permetteva di appenderla. Quadrata o rettangolare, aveva
un'intelaiatura di ferro o di ottone con quattro vetri apribili per
poter introdurre una candela o una riserva d'olio nel serbatoio racchiuso
nella parte inferiore.
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Lavorazione
del latte
Fino
alla creazione dei caseifici, il latte, sia di vacca che di pecora,
veniva lavorato all'interno della famiglia contadina e costituiva
un importante elemento nutritivo. Nella fase di mungitura il latte
veniva raccolto in un secchio di legno e conservato per le successive
operazioni di produzione casearia. Dalla lavorazione del latte si
ricavavano burro, formaggio e ricotta. Per la produzione del burro
si usavano le zangole, sia di tipo verticale sia orizzontale, entro
le quali si versava la panna del latte che veniva agitata e sbattuta
fino a preparazione completata. Per la produzione del formaggio il
latte veniva versato in una caldaia di rame appesa ad un braccio mobile
che portava il contenitore sopra la fiamma. Il formaggio
fresco, raccolto entro tele di tessuto grezzo, veniva depositato in
uno stampo di legno per conferirgli la caratteristica forma tondeggiante.
La ricotta era ottenuta dal siero del latte residuato dalla lavorazione
del formaggio e veniva raccolta in sacchetti di tela poi appesi per
farla asciugare.
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Lavorazione
della terra
L'agricoltura
costituiva, nell'ambito delle attività produttive, la principale
occupazione e la fonte di reddito più consistente per la famiglia
contadina. La coltivazione dei campi veniva svolta utilizzando pochi
attrezzi, per lo più in legno, che rappresentavano, assieme
al lavoro degli animali, l'unico ausilio ed alternativa alla forza
dell'uomo. Oltre alla zappa, alla vanga, al piccone, gli attrezzi
usati per le varie fasi di lavorazione dei campi possono essere così
sinteticamente elencati: aratro assolcatore, usato per tracciare il
solco sul terreno da coltivare; aratro Sac, utilizzato per
rompere il terreno ed alle volte anche per arare; erpice, usato per
frantumare le zolle dopo l'aratura; rullo, utilizzato per sistemare
il terreno dopo la semina; aratro sarchiatore, usato per togliere
le erbe infestanti; aratro rincalzatore, utilizzato per rinforzare
la colmiera di terra dopo la sarchiatura.
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Maiscoltura
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lavorazione della terra consentiva di ottenere cereali e tuberi necessari
per l'alimentazione umana e per l'allevamento degli animali domestici.
Il principale prodotto dell'agricoltura era il granoturco che richiedeva,
durante tutto l'arco del suo sviluppo, continui interventi a causa delle
erbe infestanti che ne minacciavano la crescita. Le pannocchie, così
come i cereali in genere, una volta giunte a maturazione venivano raccolte
e lavorate in modo da separare la granella dalla pula, impurità
costituita
dal rivestimento dei semi commestibili. Una volta ripulito, il cereale
era sistemato ed allargato nel granaio dove veniva continuamente girato
con grosse pale di legno per evitare che si sviluppassero delle muffe.
Il granoturco veniva infine portato al mulino per la macinatura e per
la riduzione in farina, usata quasi esclusivamente per preparare la
polenta.
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Mezzi
di locomozione
I
mezzi di locomozione potevano essere utilizzati per trasferire da un
luogo all'altro i prodotti della terra o per trasportare le merci e
le persone. In base alla funzione svolta carri, calessi e carrozze adottavano
soluzioni costruttive che meglio rispondevano alla tipologia d'uso richiesta.
I carri grandi a quattro ruote potevano, ad esempio, essere agganciati
con un timone adatto per aggiogare uno o due animali da traino; mentre
calessi o calessini venivano generalmente dotati di due stanghe per
l'aggancio di un solo cavallo. I mezzi per il trasporto delle merci
potevano essere forniti di sponde fissate al pianale del carro, mentre
le carrozze adibite al trasporto delle persone potevano avere una copertura
di cuoio o di tela
che riparava gli occupanti dalle intemperie. Per quanto riguarda i sistemi
d'illuminazione e di segnalazione, tanto le carrozze quanto i calessi
erano muniti nella parte anteriore di fanali funzionanti con candele
di sego o di cera. I carri agricoli invece, quando viaggiavano di notte,
portavano appeso nella parte posteriore un fanale a petrolio.
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Oggetti
per l'infanzia
La
prole della famiglia contadina era molto più numerosa di quella
attuale e veniva accudita ed educata all'interno dell'ambiente domestico.
Gli oggetti usati in famiglia nei vari momenti della giornata erano:
culle, passeggini, girelli, seggioline, carrozzelle, tutti costruiti
in legno e con particolari accorgimenti per sorreggere il bambino.
Accanto a questi oggetti si possono inoltre ricordare i giochi del
passato, come il nascondino, la campana o le biglie, che si svolgevano
in gruppo e per la maggior parte non richiedevano l'uso di giocattoli
se non quelli elementari costruiti dai genitori. Tra questi vi erano
i cerchi in legno da sospingere con un'asta, le slitte per scivolare
sulla neve, i dondoli, i carrettini, le gerle e le ceste,
costruite ad imitazione degli oggetti usati dai grandi per il lavoro.
Per le bambine va ricordato infine il giocattolo tradizionale costituito
da una bambola di pezza e da svariati oggetti in miniatura che riproducevano
l'ambiente domestico come le tavole per lavare i panni, i vasi, le
pentole, i lettini.
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Pesi
e misure
Oltre
alle bilance vi erano specifiche misure per quantificare i diversi
prodotti: misure in ferro, ottone, rame, legno. Misure più
piccole venivano adoperate per gli aridi: frumento, sorgoturco, orzo,
segala, miglio, fagioli, fave;
misure in legno, vetro, terracotta erano usate per i liquidi. Spesso
la capacità di questi contenitori variava da una località
all'altra ed era necessario specificarne l'appartenenza. Questa varietà
era certamente dovuta al loro uso nel gran numero di giurisdizioni
feudali in cui era stato diviso il territorio.
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Tessitura
Le
operazioni di tessitura richiedevano una particolare abilità
nella preparazione dei fili per riportarli, con tutta la lunghezza voluta,
nei rulli del telaio. Il lavoro d'intreccio
veniva svolto dal tessitore che, seduto su una panca, passava la spola
tra i fili dell'ordito ricavando la trama della tela e pressando successivamente
con il pettine la parte del tessuto prodotto. Tutte le operazioni di
cambiamento dell'ordito venivano comandate da una pedaliera manovrata
dal tessitore. Il tessuto che si ricavava poteva essere semplice o misto
e poteva essere tinto con coloranti specifici per fibre tessili.
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Vitivinicoltura
La
lavorazione della terra, oltre alla coltivazione dei campi, era indirizzata
alla viticoltura che, per le particolari condizioni geografiche e
climatiche del Friuli, assicurava buoni prodotti. La cura riservata
alla vite durante l'intero arco dell'anno si completava, nel periodo
della vendemmia, con la fase di spremitura dell'uva. L'uva veniva
pigiata con i piedi dentro un grande tino e con tale operazione iniziava
il processo di trasformazione che conduceva alla produzione del vino.
L'introduzione, agli inizi del Novecento, della
pigiatrice meccanica manovrata a mano, ha migliorato la tecnica della
spremitura consentendo di separare gli acini dal resto del grappolo.
Il mosto così ricavato era lasciato fermentare per alcuni giorni
e successivamente fatto depositare in botti. Per una buona resa del
prodotto e per una sua corretta conservazione, doveva essere posta
particolare cura alle varie operazioni di travaso in contenitori vinari
adatti a contenere tale liquido.
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Organizzazione:
SERVIZIO CULTURA - PROVINCIA DI PORDENONE
Progetto: Omar Cescut DM+B&associati - Pordenone
Testi: a cura di Andrea Comma Elvia Appi - Foto: Denis Molinari
Archivio fotografico: PROVINCIA DI PORDENONE
Stampa: Grafiche Risma s.r.l. - Roveredo in Piano (PN)
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